mercoledì 11 giugno 2014

Un topo - Parte 2

Carissimi, prima di narrarvi un’altra situazione di merda vorrei scusarmi per i toni accesi che potrei usare in questo post. Ma quando ce vo’ ce vo’. Detto questo, ecco il racconto.

Già vi avevo parlato della mia esperienza con il topdimerda (che poi ho chiamato Johnny). (per chi non lo avesse letto, trovate il post QUI 
Già vi avevo raccontato del giorno in cui ho trovato merda di topo in cucina, pensando che fosse in realtà qualche seme lasciato dai coinquilini. Tipo i semi di girasole o quelle robe lì. 
Ebbene, forse vi farà piacere sapere che i topi sono diventati 2. Date il benveuto a Chantal (un nome da battona…perchè voglio dire sei un topodimerda). (A tutte le Chantal che leggeranno, cioè nessuna, chiedo scusa. Niente contro di voi eh.)



La mia cucina prima

La mia cucina adesso

Nell'attesa che questi topi diventino un costosissimo paio di pantofole esposte al Moma, vi racconto cosa è successo. 
Prima o poi così

Questa vicenda potrebbe entrare nella categoria di  “Cose che ancora non capisco dell’Olanda” o “Le cose di cui non mi abituerò mai” o “Quando sono fiero di essere nato in uno stato dove i topi ci sono solo in campagna, se ci sono”. O semplicemente quanto sono contento di essere italiano cazzo. Fatto sta che io un topo del cazzo proprio non ce lo voglio avere. Io, ripeto, Io. Perchè gli altri 5 coinquilini olandesi, non sembrano preoccuparsene. Per loro è normale. Per me se permetti, avere un topo che mi passeggia sulle penne al ragù, magari anche no. 
Fatto sta che l’altra sera di notte sono tornato a casa. Come capita spesso, uno alle 3 della mattina magari ha anche fame, e al posto di prendermi il kebab con cipolle dal solito turco sotto casa , avrei volentieri optato per qualcosa di più fresco e salutare. O semplicemente per le gocciole che ho importato dall’italia (perchè qui al supermercato hanno dei biscotti mega fail. Tipo I colussi. Cioè ma un abbraccio o un pandistelle no?) Fatto sta che entro in cucina e vedo Johnny sfrecciare al massimo…Come minimo mi aveva cagato sul pane. Io ovviamente penso che andato via lui, la cucina sia pulita. MA cosa trovo?
L’altro topdimerda nel lavandino (se ci penso ancora, vomito) che salta cercando di salire. 

Si prega di completare la lettura con questa esperienza sinestetica: http://www.dramabutton.com

Ok, sangue freddo, lo devo uccidere. Quel bastardo la smetterà di shittarmi in giro manco avesse un virus intestinale. Cerco con lo sguardo qualche oggetto contundente. 
Tostapane, mmm no. Forse il vaso di basilico? Se glielo lancio addosso forse muore. Oppure lo potrei tappare con il coperchio della pentola metterlo in un tapperware e poi liberarlo. Fatto sta che non faccio manco in tempo a prendere qualcosa per ammazzarlo che scappa via. 
Anche sta volta è andata. 
Ora io dico. Possibile che su 6 persone io sono l’unico a preoccuparmene? Possibile che non ti faccia schifo avere una roba tonda pelosa che ti cammina sui nobili mentre cucini?
Per gli olandesi è normale. Posso capire che non usando manco il bidet, probabilmente hanno un concetto diverso di igiene e di pulizia. Però fatecela. Scusate questo sfogo raziale. Però davvero non ne posso più di topi in casa, di cibo di merda, di frutta che sa di acqua, di gente che beve whisky alle 10 di mattina, e di un popolo che non usa MAI il tovagliolo e che pulisce il coltello sul palmo della mano (true story). Lo sport nazionale è leccarsi le dita, manco mangiassero i fonzie tutti i giorni. Ok dopo sto sfogo posso andare avanti. 

Tornando ai topi, mentre scrivo sto pezzo, al piano di sotto si starà creando una colonia che tra 2 minuti sono diventato il pifferaio magico. Se Chantal e Johnny figliano, qui è la fine. Avete capito? Vuol dire topi ovunque, e un biglietto di solo andata per Milano. Anche perchè come ho già scritto nei post precedenti, cambiare casa è impossibile, quindi o ti adegui, o vai sotto i ponti. 
Come dicevo, per loro è assolutamente normale e ci convivono senza problemi. La mia capa quando studiava ha trovato un topo morto nel suo zaino perchè aveva lasciato ‘na merendina dentro. Cioè se penso alle volte che ho lasciato la Kinder Delice nello zaino…ma almeno a Milano non ci sono i topi in casa. 



Una amica italiana che vive qui mi ha raccontato che mentre faceva il meeting in azienda il capo fa: “E poi dobbiamo pensare al cliente che alla fine - ah c’è un topo lì - richiede sempre tanto dal concept iniziale”. Topi in azienda…easy. Oppure l'altro mio coinquilino mi ha raccontato che nella casa in cui abitava prima si è svegliato di notte perchè aveva un topo nei capelli. 

Io se trovo un topo in camera


Fatto sta che ho deciso che lo devo uccidere. O mi metto seduto su una sedia per un pomeriggio così:

Io che aspetto il topo


oppure cerco alternative. Oggi sono andato alla ricerca del veleno. Perchè io ho detto No ai topi, e sì ad una vita senza animali in cucina. Però ucciderli non è così semplice. Il veleno è pure pericoloso perchè magari quelle merde lo portano in giro, e poi io ci devo cucinare. Pasta sugo basilico e veleno di topo. Per di più sono andato da qualche turco per chiedere se ce lo avessero e sembra introvabile. Idem la colla, ormai si vende solo di sotto banco. E onestamente, per quanto possa odiarli, non voglio sentirlo squittire per 5 ore finchè non muore di sete e o di fame. 

La soluzione sembra una trappola che non li uccide, così entrano e non escono più e poi li liberi nel canale, così muoiono comunque ma non ghigliottinati. Oppure prendere un gatto, solo che ho già capito che nessuno se ne occuperebbe quindi niente. Oppure tappare i buchi? Sì se non fosserò dietro la lavastoviglie incastrata nei mobili della cucina. Impossibile arrivarci. 
Fatto sta che da quando abito qui ormai la mia fobia dopo i serpenti sono i topi. Perchè la verità è che non sono carini come Gerry o quello di Ratatouille o come Mickey Mouse. Oddio ma mickey mouse è un topo, è vero. E anche se la fedez suggerisce un nuovo Bianca e Bernie intitolato "Bianca e Bernie nella terra dei cannoni" con questo bellissimo e professionale fotomontaggio, io dico ancora no


Bianca e Bernie nella terra dei Cannoni



Va beh forse un po' pucci lo sono, ma io l'unico mouse che voglio vedere nella mia vita è questo


Unico mouse per me: quello della Apple





martedì 3 giugno 2014

Ci siamo innamorati di una prostituta

Ancora una volta devo scusarmi per la mia latitanza. Ma ormai avete capito che non posto tutti i giorni perchè non sono un blogger. O forse sì. 
Fatto sta che sapete che da quando vivo in Olanda riverso nella situazione emotiva di Balto “non è cane non è lupo sa soltanto quello che non è” Ovvero non sono olandese, non sono di Amsterdam, so soltanto quello che non sono. E quello che ho: merda di topo in cucina 

Fatta questa introduzione drama, che andrebbe letta con qualche accompagnamento musicale fatto da Beppe Vessicchio (cito un direttore a caso perchè lui è sempre stato fail per me), mi accingo a narrarvi quella che è stata l’esperienza al red light district con il Samu. 
Sì, il samu è venuto a trovarmi, e ovviamente questo meriterebbe più di un post, ma per ora voglio focalizzarmi su questo avvenimento. 

Vista la tematica scottante del post vi consiglio di mandare a letto i figli se ne avete (che già se c’avete figli alla mia età o qualcosa è andato storto o siete mega innamorati. Ad ogni modo un po’ mi viene l’ansia) e fate attenzione che i capi non siano vicino a voi mentre leggete. 

Per molti italiani, Amsterdam viene erroneamente associate a due cose: troie e fumo. Ora, per quanto riguarda la seconda, è un’ associazione che fanno solo italiani e spagnoli. Per farla breve nei coffeshop ci sono solo persone che arrivano da stati che riversano in una crisi economica. Per la serie: facciamoci due domande. In realtà sembrerà assurdo ma è molto difficile trovare gente mega fatta in giro. Al massimo trovi qualcuno che parla come Giurato, ma considerando che noi persone così le mettiamo a condurre programmi, forse non è così grave. 




Per il primo fatto invece, diciamo che Amsterdam è famosa in tutto il mondo per il “Red light district” chiamato anche De Wallen. 
Si tratta di 4 vie nel centrissimo storico di Amsterdam, dove ci sono le famose vetrine con luci rosse e donne inside. 
Cioè come le arabe vanno a fare shopping in Montenapoleone a vedere le vetrine, così gli Arabi vanno a “vedere” le tipe in vetrine. 
Ora, visto l’argomento “privato” ancora non si capisce chi davvero vada a puttane. I locali dicono che ci vanno solo i turisti, principalmente inglesi e italiani. Altri dicono che pure gli olandesi ci vanno, come rito di iniziazione quando visitano o si trasferiscono ad Amsterdam. Altri ancora invece, dicono che gli olandesi vanno da altre prostitute, localizzate in altre vie e più “locali”. Come sempre si dimostrano un popolo che deve per forza essere diverso dagli altri o semplicemente “je pace la patata locale”. 


Sta foto non l'ho capita..



Fatto sta che io e il Samu ci siamo inoltrati in quel caleidoscopio di reggiseni e luci rosse, di lingerie e vibratori in vetrina. A parte il risvolto “sessuale” della zona, a mio parere è una delle cose più belle da vedere ad Amsterdam perchè totalmente unica nel mondo. La consiglio a tutti i turisti. 
Ora finito sto commento che manco la Lonely Planet, vi racconto cosa è successo davvero. 

Venerdì

Il giorno dopo il suo arrivo ci siamo recati con degli altri amici a vedere il quartiere a luci rosse. Siccome non eravamo da soli, non ci siamo potuti lasciare andare ai commenti come in realtà volevamo. Nonostante tutto, siccome era la prima volta del Samu, ho notato lo stupore nei suoi occhi. Le “sirene a pagamento” lo stavano ammaliando, e tutto quel turbinio di colori, odori, rumori, e persone lo stava incantando. Totalmente rincoglioniti da quello che stava accendo, ci dirigiamo verso un locale, dove dovevamo incontrare altri amici. Passiamo ancora tra piccole viette, e vie più grandi. è pieno zeppo di turisti da ogni parte del mondo. Alcuni locali hanno persone che “chiavano veramente” come c’è scritto nell’insegna fuori. Per farvi capire, se un locale ha una scritta così in italiano…
Senza neanche accorgerne, quando eravamo quasi fuori dalla nuvola rossa, passiamo davanti ad una via strettissima, e nello specifico davanti ad una vetrina con questa tipa mora con degli occhi maliziosi. Ci lancia un’occhia, alza il sopracciglio, bussa alla porta e ci invita ad entrare. Il Samu spalanca la bocca, tutto sta accadendo troppo in fretta, e senza manco accorgercene lei tira la tenda e si porta dentro un cliente. Sì qua accade tutto veloce, passa uno, chiede il prezzo, entra e tira la tenda tipo come quando entri nel camerino. 
Il Samu è rimasto folgorato e da quel momento la prostituta X viene soprannominata “Il mio amore”

Sabato

Post giro da turisti estenuante, rimane ancora qualcosa da fare. Sono le 2 della mattina. è tardi, ma il Redlight non dorme mai e noi non abbiamo sonno. Riniziamo il pellegrinaggio, avanti e indietro. Siamo incantati, le sirene cantano. Ripassiamo davanti al “mioamore”. è ancora lì. Entra un ragazzino che avrà 12 anni e sembra tin tin. La faccia tra il prima e il dopo è già leggenda. 

come è entrato
come è uscito 

Domenica

Ultima sera. Ultima speranza. Ultima occasione. Ci dirigiamo ancora verso il RedLight. La situazione è invariata, sempre pieno di gente, sempre bordello, anche se è domenica sera. Ma qui non lavora nessuno? “ilmioamore è ancora lì. Boh forse vive lì. Faccio un altro giro prima di tornare a casa. E poi accade. Vediamo lei. Circa 28 anni. Folti capelli mori che le cadono sulla schiena. Attraverso la vetrina possiamo sentire il profumo di qualche olio esotico. In intimo bianco, tette perfette. Fisico perfetto. Un sorriso da pubblicità. La faccia finta innocente. Saltella dentro la vetrina e bussa ai passanti. Non siamo in grado di ragionare e ci avviciniamo alla vetrina. Ci apre. “Hello guys were are you from”. “Italy” “Ah, parlo Italiano. Allora che volete fare ci divertiamo un po’?”  
il mondo si interrompe. Le mosche non battono più le ali, le onde non si infrangono sugli scogli, il sole non tramonta. Le stagioni hanno perso il loro ciclo naturale. Sì, vuol dire che questa estate non mangeremo le ciliegie. In che anno siamo? Non lo sappiamo. Forse un buco nero ha inghiottito la terra o forse la vita vissuta fino ad ora è solo un’illusione. Quel che è certo, è che non ci saranno più albe e più tramonti. 

RUMORE DI SCRATCH DEL FINILE CHE FINISCE

Lei chiude la porta in faccia, e fa entrare altri clienti. 
Ci guardiamo ma non c’è bisogno di parlare. La amiamo. Quell’amore che ti fa venire voglia di incidere un cuore sugli alberi, di prendere un volo per Roma, andare a ponte Milvio e mettere un lucchetto con scritto A/S + Unatroia. 
Ah volete sapere se siamo entrati? Ovviamente no. O forse sì? 




mercoledì 21 maggio 2014

Una settimana

Ogni tanto accadono eventi degni di essere narrati. Ci sono sono poeti e storici che ci hanno raccontano di guerre e carestie, artisti che hanno dipinto i disagi dei popoli. E poi ci sono quelli come me che scrivono riguardo alla propria esperienza via dal territorio italiano. 
Prima di iniziare un altro dei racconti ci tengo a precisare che tutto quello scritto è soltanto a fine “ricreativo”. Non me ne vogliate se faccio delle sparate contro popoli/persone. è tutto frutto della mia immaginazione. Tagliando corto: no hard feelings folks.

Fatta questa introduzione che non fa ridere nessuno, e dopo aver spiegato di non prendervi male se ogni tanto sparo contro qualcuno, vi voglio raccontare alcuni fatti random che sono accaduti. Per renderlo ancora più epico, fingerò che siano successi un giorno dopo l’altro. Cosa tra l’altro vera, o forse no!Non ricordo.


Lunedì 

Finisco il lavoro e il mio collega mi invita a cena. Come tutti gli olandesi vive in una casa bella, ovviamente dotata di topi, e paga 1/5 di quello che paga la gente normale. C’è un racket dietro le case qui che manco le baby escort del Parioli. Fatto sta che sono andato a cena da lui per le 7.30, che per loro è tardissimo, un po’ come se a Milano cenassi alle 10:30. Cibo ok, compagnia ottima, e poi accende la tv alle 8. Ripeto “ alle 8” momento in cui noi in tv abbiamo la fine dell’Eredità (Ciao Carlo, alla fine penso sempre a te. A proposito: ho visto che hanno messo Fabrizio Frizzi a condurre l’eredità. Ciao Carlo, rimarrai sempre il conduttore N.1), e poi Giorgino più storto di me dopo 4 long island o sempre lei, la donna dall’occhio stanco, la nostra Cesara nazionale. 

Giorgino nazionale


Fatto sta che alle 8 di lunedì (o era martedì?) in Olanda iniziava un nuovo programma chiamato “Adame & Eve”. Si tratta di un reality in cui un tipo e una tipa vengono mandati su un’isola, nudi. E per nudi io pensavo mettessero quell’effetto censura blurrato alla “ Striscia la notizia”, con la gente che parla con quella voce stile Darth Vader per non farsi riconoscere, e invece no. Si vede tutto. Tutto e tutta. Alle 8.30 quando noi abbiamo affari tuoi dal 1979 loro hanno delle tipe che corrono con le tette al vento. La tensione sale quando sull’isola viene mandato un altro tipo e iniziano sfide per acaparrarsi la donzella che va in giro saltellando per la spiaggia. Il mio collega commenta con un “we are open”….sì anche fisicamente da quanto vedo. 



Una scena di Adame & Eve




Martedì

Cinema. Andare al cinema qui è la cosa più hipster che una persona possa fare. A parte che il cinema è mega vecchio e sembra quella stanza dove c’è il nano in Twin peaks. Tende di velluto fino al pavimento, lampadari a goccia di cristallo, insomma luoghi mistici. Ieri sera sono andato a vedere Grand Budapest Hotel. Si carino. Però un po’ da: mobbastaperò. Wes sono 90 anni che fai film così. (No hard feelings eh). 

A parte le sale che sono un po’ strane, i cinema in se sono bellissimi. Molto vecchi, ma tenuti appositamente così. E quello che mi ha colpito è che si può bere dentro, ma non la coca cola o la sprite. Si può bere il the e la camomilla.
Immaginatevi ora gli hipster, con teiera e tazzina sbeccata anni ’50 che mentre guardano il film si sorseggiano il the verde. Ieri sera di fianco a me si siede questa coppia, con tazzina e teiera a cui vorrei fare un sentito ringraziamento: “Vi ringrazio ancora perchè non ho capito un cazzo del film visto che l’unico rumore era il tintinnio del cucchiaino contro i bordi della tazzina.” anche qui. No hard feeelings eh!

Sale del cinema. è il pixel a destra




Mercoledì

La mia ex coinquilina X mi dice che un amico di sua sorella si è trasferito e ha lasciato un po' di oggetti a casa sua. Lei ha le chiavi di casa e il permesso di portare via qualsiasi cosa vogliamo. Quindi dopo cena andiamo a casa di Y, ormai disabitata. La prima cosa assurda è che manca la luce, e quindi nel buio totale, usando la torcia dell'iphone, ci muoviamo all'interno dell'appartamento cercando oggetti che ci possano servire. A parte che mi sento un ladro, ma poi non troviamo nulla di interessante. Nella libreria l'unico libro rimasto è la "guida per sesso anale". E siccome per terra c'è pure un vinile di Madonna, X decide di fare una specie di altarino sul camino per chi verrà dopo di noi. In tutto questo ha pure cercato di svitare con un coltello un porta carta igienica....




Altarino per il prossimo inquilino


Giovedì. 

Prima di raccontare il giovedì, premetto che nomi persone e luoghi sono puramente casuali. Le situazioni sono reali. Dico questo perchè se mai nella vita dovessi diventare famoso, il che ha lo stesso tasso di probabilità di riuscita di Berlusconi che se ne va dalla politca, non vorrei essere denunciato.
Vado ad un evento X. Ovviamente nutro grandi aspettative per tutto quello che accadrà e soprattutto per chi potrei incontrare. Fuori ci sono tipo 8 gradi anche se è maggio, diluvia come non ha mai diluviato da quando sono qui, e c’è un vento talmente forte che per fare 5 mt di strada in bici ti si infiammano i quadricipiti. So che all’evento non verrà nessuno. Tempo troppo brutto, troppo freddo, la gente sarà a casa arrotolata nelle coperte con le maniche. Beati loro. Inutile che stia ad aspettare la donna della mia vita, come Ted Mosby (che tra l’altro l’ha trovata a 40 anni, quindi ho ancora come minimo 16 anni di attesa), non arriverà. 
MA, ad un certo punto. si apre la porta. Il tutto avviene rigorosamente in slow motion. 
Vedo un paio di gambe, skinny, dritte, belle. Scendo, e vedo due piedi. NUDI. 
Cioè senza calze e senza scarpe. Piedi ormai viola visto il tempo fuori. 

I piedi

La mia faccia


Sconvolto da sta cosa mi chiedo quale tipa possa mai venire a piedi nudi con sto tempo. Salgo e mi accorgo che è un vecchio mezzo barbone. Capelli rossi lunghi, smasciella manco Morgan durante Xfactor. 

Va beh ma cosa ho fatto di male??







lunedì 19 maggio 2014

Treno per la Germania

Ancora una volta scusate per la mia latitanza. 
Il freddo e il vento di questa settimana hanno impedito la capacità di ragionamento e di conseguenza non sono stato in grado di scrivere. Forse avevo semplicemente le dita congelate e non riuscivo a battere le mani sulla tastiera. 

In tutto questo sono in areoporto e parte questa mega riflessione sugli spostamenti, ma soprattutto la voglia di raccontarvi la mia trasferta in Germania. 
Detto questo vorrei prima salutare i miei 6 followers: I casellanti di Brugherio, Ugo e Pino, la panettiera di Vigevano, Tommasina, la Dipi (lo so che sei l’unica che mi segue con costanza. Grazie), la Cecilia (tra l’altro autrice di uno dei migliori poster del 2014) e infine lo spazzino di Via Ferruccio, Enzo. Grazie per credere in me. 


Miglior poster del 2014


Vorrei solo fare anche una micro parentesi per la sciura seduta di fronte a me. 92 anni, milanesissima, in gita di piacere ad Amsterdam. Mi guarda che scrivo con il Mac e dice: “We ora me lo compro pure io il Mac che voglio vedere la mia nipotina” Mi dice che ieri è uscita da sola ad amsterdam e che non ha beccato nessuno “ Ah ma non mi sono mica perso d’animo eh”

Di fianco a lei tipa di napoli che dice “ Buon PROSIEUGUO, buon PROSIEGUO” Sì ma come parlate.

Detto questo per il week end di pasqua, ho lasciato Amsterdam per andare ad Amburgo a trovare mia sorella. Soprattutto per non passare la pasqua forever alone. Il treno dura tipo 5 ore infinite, con tanto di cambio. 
Siccome sono incapace di dormire in treno ( a meno che non sia in condizione fisiche disperate, tipo interrail aka il viaggio del disfacimento) mi sono portato il computer e ho guardato un film (per l’esattezza Il curioso caso di Benjamin Button. Che film ogni volta). Scaricata la batteria, arrivo ad Osnabruk dove c’è il cambio. 
Ancora prima di salire, faccio una considerazione. La Germania è piena di belle donne, ma anche di mega cesse. Considerando la solita fortuna, come minimo quelle che incontrerò io saranno così


La tedesca che incontro io


La tedesca che incontrano gli altri


Salgo quindi sul treno per la Germania e mi accorgo di aver lasciato l’Olanda dalle quantità di ciabatte presenti sul treno. Ora io non voglio fare il milanese inbruttito ecc, ma possibile che dopo anni di evoluzioni, due guerre, uno stato diviso e poi riunito, compositori del calibro di Beethoven,modelle tipo Heidi Klum e Claudia Schiffer (momento di silenzio. Cioè la perfezione di donna), esiste nel 2014 ancora gente che va in giro con ciabatta e calza bianca? Minchia. 

The crucchis


Va beh mi siedo vicino all’unica tipa carina del vagone. Ovviamente, ripeto ovviamente, scende alla fermata dopo, che è dopo 5 minuti. Classico. Cerco di fare due chiacchiere, più che altro perchè non parlo da 6 ore e chi mi conosce sa cosa significa. Lei di risposta si mette le cuffie e inizia a fare tipo espressioni o equazioni, non so una di quelle porcate matematiche che solo chi ha subito un grave trauma infantile può avere interesse a fare. Socievole. Nel frattempo mi siedo e osservo la gente presente sul treno. Vengo subito colpito da un tipo che sta facendo una calza. Con i ferri. Capello rasato, giubbotto da scannatore o da boscaiolo 5 taglie in più. Ciabatte e calze bianche. Jeans. Felpozzo verde. Ad un certo punto quello che pensavo essere un uomo, parla con il tipo di fianco (il marito) e mi accorgo che ha una voce femminile. Ok è una donna. Femminile. Infatti poi mi accorgo che quelle che pensavo essere pieghe della felpa in realtà erano tette, o meglio ciò che rimane di un paio di tette. Appoggia la calza che sta facendo e inizia a mangiare un mega hamburger tipo burger king. La maionese le cola sul mento. Ho un brivido lungo la schiena. 
Ok passiamo oltre, di fianco a me, dall’altro lato del corridoio, nonna + nipote di 12 anni. Cioè già a 12 anni sei un rutto umano, uno scherzo di cromosomi, poi lei non era manco particolarmente carina. Di certo non di quelle da CBCR. 

Quella seduta vicino a me


Ha un ipod touch e continua a fare foto a caso. Tipo 90 foto del paesaggio, 700 foto del tavolino davanti a lei, 4000 foto delle scarpe. Grazie a Dio quando avevo la sua età l’unica cosa che faceva foto era l’usa e getta della Kodak o quella specie di camera che attaccavi al game boy e che non ti permetteva manco di capire quale pixel eri della foto finale.





Ad un certo punto mi alzo per sistemare la valigia, In punta di piedi cerco di prendere il libro che ho nella tasta. Sento il classico rumore del telefono che fa foto “KCHHHHHHH” e mi giro. La zia, cioè la ragazzina, cioè quella lì, mi ha fotografato il culo. Sgamata in pieno, lei mega imbarazzata, io ancora di più. Ma soprattutto, fare colpo su una 12 enne. Ora mi butto dal treno mi rotolo nella foresta tedesca mi faccio seviziare da dei cannibali e infine chiedo che le mie ceneri vengano disperse in qualche lago.  Fortuna che scende dopo 5 minuti. E tra l’altro in quei 5 minuti le sono venuti già 2 nuovi brufoli. 
Poco dopo giunge il gruppo di crucchi in trasferta per il calcio. Sbronzi alle 10.30 di mattina, bevono boccali di birra di 2 metri. Gridano che manco noi in posta. Poi in quella lingua dolce e piacevole che anche se ti stanno dicendo: “Scusa dovrei scendere” a te sembra che ti vogliano uccidere o che stiano ordinando di massacrati a colpi di macete. In tutto questo mi è salita una mega fame. Viaggio con 50 tulipani che sto portando a mia sorella e la schiscetta comprata in stazione prima di partire. 
Panino con dentro un prosciutto che da quanto è chimico ti puoi specchiare dentro, mayonesse like-no-tomorrow e qualche altra verdura che rutterò fino alla morte. C’ho pure dei bocconcini di parmigiano reggiano mega buoni però. L’ultimo tratto di treno è stato interminabile. Ero talmente annoiato che c’è mancano pochissimo che mi mettessi ad ascoltare la discografia di Fabri Fibra. Fatto sta che dopo poco arrivo ad Amburgo. Ad Amsterdam c’erano 2 gradi, lì circa 80. Conseguente pezzata stile luglio Milano. Sta a vedere che forse le calze coi sandali sono la soluzione…..No eh?




lunedì 28 aprile 2014

King's day

Questo è il mio racconto del famosissimo giorno del re. 
Per chi non sapesse cosa fosse, il giorno del re è una delle feste più importanti dell’Olanda. è il loro capodanno, la giornata in cui si celebra la monarchia, o meglio la giornata in cui si consuma più birra che in una settimana di Oktober festa, e dove ogni atto compreso pisciare dalle barche davanti a 100 persone è considerato normale e permesso. 
Uno si prepara al Kingsday


Tipo che se il king’s day fosse celebrato in Game of Thrones sarebbero tutti morti di cerrosi epatica (commento nerd del solito follower che mette in pausa Word of Warcraft o come cavolo si scrive.)

Jeoffry sei l'unico vero re



STEP BACK

Nei giorni che precedono il giorno del re la città diventa mano a mano sempre più arancione (che tra l’altro per me è il colore più brutto della storia). Un po’ come a Milano pre Pisapia, con la differenza che quando Pisapia diceva “cambia il vento” non succedeva un cazzo, qui se cambia il vento rischi di volare via. E già lo sappiamo. 

Prego Giulià


La gente fa scorta di birre manco andassimo in guerra e inizia a salire quell’ansia tipica da pre capodanno quando ancora non sai se farai il cenone o la bevuta in baita, e soprattutto quell’istinto omicida che ti sale quando la gente ti chiede “che programmi hai per l’ultimo dell’anno?”. Non lo so. Fattene una ragione. Deciderò all’ultimo.  
Fatto che sta che la giornata inizia ufficialmente con la king’s night, ovvero la notte prima. 
Alle 10 esco di casa con il mio zainetto pieno di birre (perchè è risaputo che durante il kingsday i prezzi aumentano a dismisura) e mi dirigo verso le Nove vie, dove sono previste feste all’aperto e bordello. Ovviamente quello non sarà il programma perchè inizierà un peregrinaggio assurdo con gente ovviamente a caso e mio conseguente blackout fino alla mattina dopo. Ok magari non è stato così peso ma un po’ di drama non manca mai. Indi per cui la kings night sarà soltanto nei miei ricordi e non nei vostri. Posso solo elencare una serie di cose viste: tipi che ballano i five in piazza, tipe ovviamente wood pussy totalmente scocciate dal fatto che prima o poi la dovranno dare, delle giostre mega zarre con calci inculo e immancabile odore di frittelle, gente che grida, musica da ogni angolo, io che canto gli 883 gridando in un posto dove fanno fish and chips e una tipa italiana che non sa manco coniugare il verbo essere ma mi dice di essere contemporaneamente serba croata olandese e italiana e io che le rispondo. “Ma quanti genitori c’hai???”


La mattina dopo mi sveglio un po’ in hangover e visto il sole decido di uscire presto. I miei amici mi raggiungeranno solo 2 ore dopo il che significa che ho tempo per esplorare la città in completa solitudine. Alle 11 era già un casino assurdo. strade bloccate, tutti vestiti di arancione (pure io che ho messo na maglietta e le calze con risvolto…perchè uno è hipster pure durante il kingsday). Iniziano a passare le prima barche sui canali, piene di gente con musica a palla. Steet food come se non ci fosse un domani.




Poco dopo incontro i miei amici e attendiamo con ansia la risposta di un’altra persona per sapere se riusciamo ad ottenere un passaggio su una barca. Manco fossimo sul titanic e avessimo bisogno di una scialuppa (tra l’altro ero convinto che scialuppa fosse un termine francese e che non si scrivesse così. Quante cose si imparano). Fatto sta che questo qui ci dice di recarci davanti ad un portone. Veniamo accolti da un ragazzo che ci fa cenno di seguirlo. Passiamo attraverso delle vie strette, portoni, porticine e un cortile stupendo e infine arriviamo in una casa. Sembra di essere in un negozio della Ralph Lauren. Siamo entrati nell’alta borghesia di Amsterdam attraversando due corridoi. Salgo le scale della casa e arrivo in un soggiorno. Teste di cinghiali appesi ai muri, una cucina a vista che manco Cracco c’ha, e un salottino dove mi trovo la Marissa Cooper d’Olanda.

Momento di silenzio per Marissa mio amore del liceo. Ti amo e ti amerò sempre. Per sempre tuo Alberto


Adagiata su un divano, pellicciotto e iphone che ormai è un'estensione della mano, sfoglia instragram come se fossero azioni di borsa. Di fianco a lei un tipo sui 20 anni con cashmirino, pelle più curata di quella di una star hollywoodiana e scarpe che costeranno 400 euro. A parte il fatto che trovarmi in una puntata di OC nel giro di un portone mi ha destabilizza per 10 minuti, poi riprendo conoscenza di dove sono e vedo che loro si stanno organizzando per andare in barca. Cioè la gente è sulle barche mezza nuda e te ci vai con il foulard? è tempo di uscire, uno prende na boccia di Moet Chandon (rigorosamente impacchettata tipo Porto Rotondo 2002), “pettinero” come direbbe il pagante (ciao Anto!Chissà se leggi sto blog). Non veniamo manco invitati ma se anche fosse non sarei andato mai in barca con loro. Proseguiamo per i canali, le barche sono triplicate. Cerchiamo un passaggio tipo autostoppisti. Niente da fare, già non ti parlano, figuriamoci se ti danno un passaggio con conseguente necessità di parlare. Va beh niente da fare, proseguiamo. Arriviamo su un ponte. Ci fermiamo per un secondo a vedere cosa succede e ad un certo punto una tipa viene lanciata su una barca. Ok questa va raccontata bene. Allora prima di tutto sarà stata un’altezza di 2 metri almeno..forse anche 3. La zia si sporge dal ponte stile Rose nel Titanic quando vuole suicidarsi. 
PIGLIATEMI!!!!



Arriva una barca sotto, probabilmente di amici. La prima cosa che fa è lanciare l’iphone. Ripeto; Lanciare. Per la serie, pochi soldi. Ma soprattutto l’importanza di salvare l’iphone prima di te stessa. Dopo di che dei tipi la calano, tenendola stile salame alla festa della porchetta. E lei viene accolta dalla barca sotto. Urla di giubilo. YEEEE. Proseguiamo per un altro ponte con degli amici italiani sopraggiunti. Arriviamo in un punto in cui fanno il karaoke a 3 euro. Aspettiamo che una signora sulla 60ina finisca di cantare "Totally Eclipse of the earth" e in meno di 2 secondi ci troviamo a cantare " Summer Nights" con una folla di olandesi che grida TELL ME MORE TELL ME MORE. Qui vorrei specificare che ho fatto pure il mega acuto di John Travolta "down to the sa-a-a-nd". No perchè le cose o si fanno bene o si lascia stare. 
Ah dimenticavo: la chicca del kignsday è il palloncino con dentro il gas per sballarti in 2 secondi. Ok sono quasi le 8, ho una fame porca e voglio na pizza. Arriviamo in un posto che vende margherite a 9 euro. In un giorno si sono comprati una villa ai Caraibi. Dopo quel senso di eccitamento che precedete la mangiata di pizza, ci ritroviamo nel giro di mezz’ora di nuovo in giro. Il giorno sta per finire, e la gente ormai è talmente sfasciata da non capire manco in che nazione si trova. 
Torno a casa. Dormo per 11 ore (goduria estrema)


Domenica mattina, la città si risveglia piano piano. Sui canali l’acqua è ferma. Piccole onde accarezzano le barche ormeggiate sui lati. Qualche vecchia signora spazza l’uscio di casa dove ancora si trovano le birre della sera prima. Io pedalo godendomi questa calma, dirigendomi per quella che sarà la colazione più cara della mia vita. Va beh, cercavo di finire in modo poetico. Anche se forse dentro di voi state cantando "tell me more tell me more" come alla fine di Summer nightscome alla fine di “Summer nights” io ora devo andare. Ma tranquilli, I’ll be back. 

venerdì 18 aprile 2014

Trasferta

Scusate ancora una volta la mia latitanza, ma sono stato in trasferta a Milano (ecco svelato l'argomento di questo post).

Prima di tutto inizierei con una parentesi sulla mia situazione emotiva. Chiunque abbia mai vissuto all'estero nella sua vita, (o forse pure chi viene dal sud a Milano...che voglio dire, più o meno è la stessa cosa (ecco ora avrò come minimo 400 followers in meno (avete notato che ho aperto 3 parentesi in una??))) sa che per i mesi della sua permanenza in terra straniera dovrà fare i conti con una totale instabilità emotiva. Tipo che una mattina ti svegli e hai la stessa voglia di vivere di Anna dai capelli rossi (sì quella che non c'ha nè una mamma nè un papà...cioè la tipa più sfigata dei cartoni di sempre) ( se volete una dose di presamale vedetevi sto video https://www.youtube.com/watch?v=T_2jzqRqmUw), e un giorno ti svegli invece con la voglia di saltare sul letto e cantare a squarcia gola qualche canzone trash italiana tipo "Ho voglia di dance all night" con conseguente perdita della reputazione da parte dei tuoi coinquilini. (ovviamente con party starter accesso, regalo della vita)

Io ieri mattina mentre ascoltavo gigi d'agostino



Conscio di questa instabilità emotiva, ho prenotato il mio volo per Milano per la settimana del salone. Sia chiaro che amo il fuorisalone e la settimana in se, in assoluto la migliore dell'anno. Periodo in cui posso rivedere tutti i miei amici non milanesi che vengono a  Milano. Va beh se sei un hater del fuorisalone mollami.
Prenoto il mio volo con Alitalia, cosa che mi fa entrare di diritto in quel periodo della vita in cui sono finalmente finite le pezzate con 40 maglioni addosso per non pagare il bagaglio di Rayanair. No, scherzo. è solo che costava 10 euro in più di Easyjet, e quindi mi è sembrata un giusto compromesso.
Fatto sta che viaggiare con volo di linea è tutta un'altra cosa. Prima di tutto la gente. Ricordate il mio primo viaggio? Con il tipo che aveva come suoneria "Talk dirty to me?". Ecco niente di tutto ciò. Tutti in camicia e cravatta, io in compenso sudato marcio visto le 500 stagioni che ci sono in un giorno.
Mentre aspetto l'imbarco ho il primo riscontro che sto realmente tornando a casa.
Di fianco a me coppia sulla 50ina con smartphone. Il tipo chiama la madre, probabilmente 80enne e grida in un modo assurdo. "MAMMMAAAA OH STO BENE MI STO IMBARCANDO....BUTTA LA PASTA". No ok, butta la pasta non l'ha detto. Fatto sta che da quanto gridava non riuscivo manco a leggere un libro, e l'audio della madre era talmente alto che sentivo Carlo Conti alla tv che dicava. "Ghigliottina". (Ciao Carlo, sei sempre nei miei pensieri, e non sai quanto mi manca vederti dalle 18.40 alle 20. Ti dedico un'altra foto va).

Ciao Carlo. L'eredita forever 


Mi imbarco. Volo tranquillo a parte una cinese di fronte a me che si stende modi leone e ho il sedile ad un centimetro dal mento. Va beh mi piace viaggiare bene.
Passano le hostess con lo snack. I taralli. Sto male, sono commosso.
Dopo un'ora e mezza di volo eccola: LA BRIANZA. Quel covo di smog e hogan.

Nicole Kidman

Una brianzola 


Sono assalito da un momento di panico, che aumenta alla vista di viale Forlanini che mi fa tornare in mente le pezzate di luglio per andare al Magnolia e i posteggiatori abusivi. Per un momento ho pensato di alzarmi, gridare di riportarmi ad Amsterdam, che non ero pronto per gente che grida, rischiare la vita ogni volta che vado in bicicletta, eventuali zanzare, la Cesara con un occhio mezzo chiuso che dice le notizie del giorno, gente che va alle serate per essere su posermag e soprattutto gli hater del fuorisalone, che non si sa come ma poi me li trovo sempre tra i coglioni.

Cesara che ti è successo? Non riesco a dormire devo saperlo


Poi il panico è passato e ho capito che invece avevo davanti degli spritz, cibo buono, sole, caldo, fuorisalone e Amici. Forse vedere le cose sempre dal lato positivo è il primo passo per vivere bene (frase della vita. Che poi forse non sono credibile considerando la quantità di cazzate presente in ogni mio blog). Fatto sta che inizia la discesa, atterriamo in orario. Ok essere a caso è figo. Chi l'avrebbe mai detto che avrei iniziato ad apprezzare il nostro essere sbottonati e flessibili? Ma soprattutto il fatto che alle 11.30 puoi entrare nella tua pizzeria preferita e sentire il cameriere che ti dice che chiudono all'1. Pizza fino all'1...va beh il paradiso tipo.
Poi ho una domanda: Ma Carlo Cracco ormai è tipo Presidente dalla Repubblica? cioè ogni angolo c'è una sua foto. Ormai andiamo in sbattimento pure per impiattare un kiwi.

Vorrei spendere due minuti per l'evento Princi di piazza XXV. Visto che ormai sembra che tutto sia design, pure la parrucchiera Teresa che fa i colpi di sole. Voglio dire, fai il panfocaccia cotto e fontina, mi spieghi cosa c'entra col design? Ok non ci sono andato, ma ci sono passato per tornare a casa. Luci proiettate nel cielo tipo il Celebrità, tipe con tacco 18, musica che manco al Papete. Coda per entrare. Va beh il prossimo passo è l'apertura di un autogril che venda il Camogli come nuovo pezzo di Design. (il Camogli...momento di silenzio).

Il giorno dopo mi reco in brera e poi faccio un salto al giardino botanico della pinacoteca. Davanti a me una coppia. Questa la conversazione
Lei a lui: "Amò, ci facciamo una foto nei cespugli?"
Lui a lei: "Si ma poi che hashtag mettiamo?

Brivido lungo la schiena

Lei: " Beh, #Brera, #Design, #instalike, #picoftheday, #plants, #green, #followme




Per i Narcisi di qui


Infine vorrei salutare  su tutte quelle persone che durante la settimana del salone diventano inspiegabilmente creativi e amanti del design.
Fare il provino per The Club non ti rende creativo.

EMY 88 prima di andare al Salone


(ah, mentre scrivo il post sono in bar e in quest'ora c'è stato sole, vento, pioggia, ancora sole, pioggia di rane, sole).

Non so come chiudere il post, blocco tipo tema di 4 elementare...sto cercando una frase poetica...cazzo cosa posso dire. Ok è appena passata una bionda in bici. Vado, tanto anche se la conosco non risponderà.



venerdì 4 aprile 2014

Un Hipster nel Gh$tto

Vorrei iniziare ringraziando Eleonora Grotto per il copyright del titolo. 
Ora dopo i dovuti crediti, vi racconto la mia esperienza nel Gh$tto. 
Allora non è propriamente un ghetto, ma ormai avete capito come racconto le cose. 

Sabato sera dopo una lunga giornata a cazzeggiare in giro con amici, decidiamo di andare a ballare in un locale mega figo. La serata è hip-hop /rnb, un genere che ad Amsterdam sembra non trovare confini. Sono conscio che non sia la mia musica preferita, ma quando si è in compagnia tutto può andare bene. 
La serata inizia con il sottoscritto che prende delle birre al supermercato. Ovviamente vista la barbonaggine in cui si vive quando si è dei fuorisede ho preso le più economiche, senza badare ai cartelli in quella lingua da Star wars che è l’olandese. ( l’olandese è più o meno così: https://www.youtube.com/watch?v=TQIwEZlOzp4). 

Arrivo dagli amici e iniziamo a bere. Apriamo la birra che ha però quel retrogusto dei sacchetti di plastica dell’Esselunga, quella specie di vomito misto a mais. Volete sapere perchè? Era una birra analcolica. Ora vorrei fare una parentesi su questa cosa e chiedere: ma chi beve la birra analcolica nel mondo? Cioè se non puoi bere alcool comprati una Coca. La birra analcolica è come una donna con una tetta sola. Na merda. 
Raggiungiamo il locale e ci mettiamo in coda. La prima cosa che mi colpisce, e che mi fa capire che sto entrando in un gh$tto, è che ci perquisiscono all’ingresso stile Orio al serio (che poi ad orio al serio i controlli sono mega fuffa. Una volta mi hanno inseguito i cani manco fossi un punkabbestia delle colonne e mi hanno lasciato andare). Dopo sta palpata per capire se c’ho dietro il ferro (mi adeguo alla parlata da gh$tto) ci fanno entrare. Già mi ero accorto mentre ero in coda del fatto che eravamo gli unici bianchi presenti, ma quello era niente in confronto a ciò che ho trovato una volta entrato nel locale. Se avessi avuto una pelliccia sarei entrato così: 

www.youtube.com/watch?v=RBkbiSxkHaU 





Ma molto probabilmente sono entrato così. 



Fatto sta che sembrava di essere entrati in un video di 50cent con quelle tipe che sculettano contro i muri. Era come essere nella cantina di Sean Paul quando canta Get busy. Va beh avete capito. Mi sentivo come un obeso quando si mette a dieta, come un hipster quando sbaglia il filtro di instagram, come Samu quando arriva puntuale, come l’Alice Colombo quando lascia Bergamo per un’ora. 







Fatto sta che mi dirigo verso la console. Cerco di sorpassare un branco di tipe con culi che arrivano a metà schiena ed entro nella pista. Locale mega figo, gente presa bene. Persone che ballano con la stessa bravura con cui noi saltiamo le code durante l’imbarco in areoporto. Se solo fossimo in grado di ballare in quel modo. Con un colpo di anca quelle lì hanno causato il terremoto in Asia. Scene di petting estremo che manco nei bagni dei licei di Brugherio. Gente che twerka like no tomorrow. Io continuo a sentirmi un po’ inadeguato.


Io che nel gh$tto assomiglio a tobey maguire


 Non solo perchè non sono in grado di ballare come loro, ma soprattutto perchè non sono manco vestito da Swag del ghetto. Sui lati ci sono delle balconate dove dei niggaz ballano in gruppo e si lanciano sfide da una balconata all’altra. In tutta questa situazione di disagio ad un certo punto nella folla li vedo. Un gruppo di hipster. Ok non sono solo allora. Uno di loro mi vede e capisce che siamo nella stessa situazione ma prima di accettarmi nel gruppo inizia ad attuare l’iniziazione hipster a distanza. 
Prima cosa, a gesti, indica il colletto della sua camicia e mi fa notare che i bottoni sono tutti chiusi. E io gli faccio vedere che anche io sono abbottonato fino al collo. Continua facendo il gesto del “pantalone arrotolato”. I know that feeeling bro, anche io arrotolo i jeans. E poi accade l’irreparabile, la goccia che fa traboccare il vaso. Mi trovo ad un passo dalla meta, ad un soffio dall’essere proclamato hipster da un gruppo di hipster. Mi sentivo come quando sai che stai per limonare ma ancora non è successo niente. Lui alza il braccio (tutto questo accadeva in slowmotion) e me lo mostra: IL TRIANGOLO EQUILATERO tatuato sull’avanbraccio destro. Il simbolo inequivocabile dell’hipsteria. Un po’ come i mangiamorte che c’hanno il teschio e il serpente. 

Un mangiamorte 

Un hipster 



Mi sento nel panico, non ho tatuaggi. Forse non sono un hipster. Mi guardo in giro, cerco aiuto. E poi alzo il mio braccio, pulito. Non ci sono segni, non ci sono tatuaggi. 
Lui mi ripaga con uno sguardo da: “non sei hipster” e il gruppo scompare nell’oscurità. 

Come dopo una sbornia, torno alla lucidità. Mi guardo intorno, i miei amici stanno ballando e inizio a ballare pure io. 
Chi mi conosce sa della mia estrema capacità  di divertimento in qualsiasi situazione. Probabilmente mi divertirei pure in un convento di suore orsoline alla 80esima “Ave maria” della giornata. 
Risultato? La serata è stata mega figa e sicuramente ci ritornerò. Con gli amici ci si diverte ovunque. La prossima volta però mi compro ‘na pelliccia per l’ingresso SWAG. 



Prossima volta così